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I parchi nazionali calabresi

Aree protette dove avventurarsi su sentieri ed emozioni di altre epoche

parchi nazionali calabresi

Una natura selvaggia, tormentata, ribelle. Un gioco di colori e profumi che trova sviluppo lungo tutta la regione, e compimento nel carattere fiero dei calabresi. Visitare la terra d’Italo trascurando il fattore ambientale e paesaggistico è impresa ardua, impossibile. Chi calca i sentieri di questo territorio non può che restarne ammaliato.

Quindicimila chilometri quadrati di bellezza in cui il verde smeraldo del mare degrada nella lucentezza delle chiome di alberi rigogliosi e vivi. Una floridezza certificata da tre parchi nazionali: quelli del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte, più quello regionale delle Serre. Quattro aree protette in cui agli amanti della natura non mancherebbe l’essenza di tutto ciò che cercano.

 

Il Parco nazionale del Pollino è il più esteso della regione e si trova ai confini settentrionali, condiviso con la Basilicata. Degne di nota sono la valle del fiume Lao, in cui è possibile praticare rafting, e le gole del Raganello, caratterizzate da canyon mozzafiato.

 

Il Parco nazionale dell'Aspromonte, invece, gode di percorsi naturalistici da intraprendere a piedi, in mountain bike o a cavallo, oltre alla rinomata stazione sciistica di Gambarie, dove è possibile sciare ammirando lo spettacolo dello Stretto di Messina.

 

Il Parco nazionale della Sila sorge a ridosso delle province di Cosenza, Crotone e Catanzaro, e rappresenta un punto di riferimento per gli amanti degli sport invernali, grazie alle piste di Lorica e Camigliatello Silano. Ma non solo: al suo interno sorge la riserva de I giganti della Sila, un bosco monumentale costituito da esemplari di pino laricio e acero montano che arrivano a sfiorare i cinquanta metri d’altezza e i quattrocento anni di vita. Uno spettacolo unico donato nel 2016 al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) dalla famiglia Mollo, proprietaria del sito dal ‘600 a oggi. Nella riserva è presente anche un antico edificio che sarà presto restaurato e riallestito proprio dal FAI come un tradizionale casino della selva silana e racconterà attraverso gli arredi tradizionali e i cimeli del passato -affiancati da sofisticate tecnologie per la comunicazione multimediale- la storia di questo angolo di paesaggio rurale del Mezzogiorno d’Italia negli ultimi quattro secoli.

parco nazionale della silaIntere aree, quindi, in cui comfort e modernità non abbandonano il visitatore finché egli stesso non sceglie di avventurarsi su sentieri ed emozioni di altre epoche, sempre più rare nella frenesia dei nostri giorni.

Si parla spesso di mal d’Africa, pochi parlano di mal di Calabria, un sentimento reale, intenso, che colpisce chi lascia la regione dopo averla gustata con tutti i sensi, senza pregiudizi e paraocchi: la partenza diventa un macigno sulla via del ritorno, una strada sbarrata dal peso della bellezza nascosta nelle anse delle fiumare, sulle pendici dei monti innevati, nella piccantezza di caratteri e peperoncini.

Le classifiche parlano di ultimi posti in fatto di vivibilità, sentenze troppo spesso superficiali e scientifiche in cui non si tiene conto del fattore sentimento, di tutto ciò che scalda il cuore e lo fa viaggiare a scoprire il prossimo rudere o un volto solcato dalla dignità di una vita semplice e pulita.  

Vivere la Calabria è il modo migliore per sentirsi vivi.

 

Alessandro Stella

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